Mi chiamo Felice Balsamo e da anni provo a raccontare Napoli per quello che è davvero: una città fatta di persone prima ancora che di monumenti, di piccoli gesti prima ancora che di grandi avvenimenti, di storie che spesso passano davanti ai nostri occhi senza che ce ne accorgiamo.
Non mi interessa raccontare soltanto la Napoli delle cartoline.
Mi interessa quella dei vicoli, dei balconi, dei panni stesi, delle botteghe che resistono, delle persone sedute fuori a una porta, delle famiglie, delle abitudini, dei soprannomi, delle contraddizioni e di quelle frasi che, pronunciate altrove, avrebbero bisogno di una spiegazione, mentre qui tutti capiscono perfettamente cosa vogliono dire.
È da questo modo di osservare la città che nasce Luci su Napoli come sito e Storie Verosimili della città di Napoli come racconti.
Un luogo nel quale raccolgo racconti, fotografie, curiosità, luoghi, personaggi e frammenti di vita napoletana.
Le storie che potrebbero essere vere
A un certo punto ho cominciato a scrivere quelle che ho chiamato Storie verosimili della città di Napoli.
Non sono cronache e non vogliono esserlo. Sono racconti nei quali realtà e immaginazione si incontrano.
I nomi possono essere inventati, qualche situazione può essere ricostruita, ma il mondo nel quale si muovono i personaggi è profondamente reale.
Perché a Napoli basta camminare.
Dietro una finestra aperta può esserci una storia.
Dentro una bottega ce ne possono essere dieci.
Una strada può conservare la memoria di intere generazioni.
E qualche volta basta ascoltare una conversazione al bar, osservare qualcuno affacciato a un balcone o ricordare una persona incontrata molti anni prima perché cominci a prendere forma un racconto.
È per questo che le chiamo verosimili.
Perché forse Armando, Nina, il pescivendolo, la maestra, il pensionato o la signora del vicolo non sono mai esistiti esattamente come li racconto.
Ma qualcuno molto simile a loro, da qualche parte a Napoli, è quasi certamente esistito.
Quando le storie sono diventate libri
Quelle storie, nate inizialmente sul web e sui social, hanno cominciato a viaggiare.
Sono state lette, commentate, condivise. Molti lettori hanno riconosciuto nei personaggi un parente, un vicino di casa, un ricordo della propria infanzia.
Ed è successo qualcosa che all’inizio non avevo previsto.
Le storie sono diventate libri.
È nato così Storie verosimili della città di Napoli – Volume 1, una raccolta di 40 racconti accompagnati da fotografie della città.
Poi Napoli, naturalmente, ha continuato a suggerirmi altre storie.
Perché quaranta non bastavano.
E così è arrivato Storie verosimili della città di Napoli – Volume 2, con altri quaranta racconti.
Due libri, ottanta storie e una sola grande protagonista: Napoli.
Non la Napoli perfetta, perché non esiste.
Non quella raccontata soltanto attraverso i suoi problemi.
E neppure quella trasformata continuamente in folklore. La Napoli che cerco di raccontare è quella delle persone.
Prima di scrivere, osservo
Il mio rapporto con Napoli nasce soprattutto dall’osservazione. Mi piace camminare, fermarmi, guardare.
Una città cambia continuamente, ma conserva tracce di quello che è stata.
Una serranda che si abbassa per l’ultima volta, un vecchio negozio che resiste tra attività completamente nuove, un edificio, una targa, una fotografia, una parola dialettale che i ragazzi quasi non usano più.
Sono piccole cose. Ma spesso sono proprio le piccole cose a spiegare meglio una città.
Per questo fotografia e racconto, su Luci su Napoli, stanno spesso insieme.
Una fotografia può raccontare qualcosa che mille parole non riuscirebbero a spiegare. E, al contrario, dietro un’immagine apparentemente normale può nascondersi una storia straordinaria.
Tecnologia, comunicazione e parole
Nella mia vita professionale mi occupo da molti anni di informatica, sviluppo web, SEO, comunicazione digitale e tecnologia.
Potrebbe sembrare un mondo lontanissimo dalla scrittura.
In realtà non lo è. Internet mi ha permesso di raccontare Napoli direttamente alle persone, di ascoltarne le reazioni e soprattutto di scoprire quanto sia forte il bisogno di recuperare storie, ricordi e identità in un’epoca nella quale tutto sembra consumarsi molto velocemente.
Dal 2026 sono giornalista pubblicista, un altro tassello di un percorso costruito intorno alla comunicazione e al racconto.
Ma quando scrivo di Napoli provo a lasciare da parte le definizioni professionali.
Rimane soprattutto una cosa: la curiosità.
Napoli non è un luogo qualunque
Napoli può essere bellissima e complicatissima nello stesso momento.
Può farti arrabbiare la mattina e sorprenderti pochi minuti dopo.
È una città nella quale se cerchi una contraddizione la trovi facilmente. Ma, se cerchi una storia, ne trovi cento.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui continuo a raccontarla.
Non per dimostrare che Napoli sia migliore delle altre città.
Ma perché Napoli non è un luogo qualunque. È fatta soprattutto delle persone che la attraversano.
Persone che arrivano, persone che partono, persone che restano.
E persone delle quali, magari, nessuno scriverà mai il nome su un libro di storia.
Sono soprattutto loro che mi interessano.
Perché le città non sono soltanto palazzi, strade e monumenti.
Le città sono memoria.
E finché qualcuno continuerà a raccontarla, quella memoria continuerà a vivere.
Io provo semplicemente a fare la mia parte.
Felice Balsamo
Autore, giornalista pubblicista e narratore di Napoli.
Ideatore di Luci su Napoli e autore dei due volumi di Storie verosimili della città di Napoli.
Napoli la racconto camminando.