Qualche giorno fa ci ha lasciato don Mario, abitava da tempo immemore qui a Vico San Petrillo, uno dei tanti vicoli caratteristici del centro storico di Napoli che incrocia la più nota e caratteristica Strada dell’Anticaglia, quella che un tempo era proprio un antico anfiteatro romano e Via Duomo. Per anni, ha gestito una piccola bottega nel borgo di Sant’Antonio Abate dove vendeva pistacchi, noci, mandorle, lupini, noccioline, fagioli di ogni tipo, fichi secchi, susamielli, frutta candita, persino le “esse nasprate”, un tipico dolce un tempo realizzato per le famiglie meno ricche, oggi diventato un dolce di punta ed estremamente costoso.
Non ho mai visto il suo negozio, ma dalle foto che mostrava, doveva essere davvero uno spettacolo, poter girovagare per quegli immensi sacchi stracolmi di ogni bene. A Natale era un punto di riferimento per tutto il quartiere, proprio per questo il suo soprannome in breve tempo divenne Ciociole, un tipico termine che qui a Napoli usiamo per indicare quei prodotti che gustiamo al termine dei pranzi natalizi.
Raccontava con tipico umorismo partenopeo le tante storie di tutte le feste natalizie, ricordava spesso la sua Titina, che, se pur impegnata con i loro 5 figli, nei giorni di Natale “scendeva” anche lei per gestire quella folla immensa di avventori che, per tradizione e per qualità, si recavano ogni Natale da don Mario.
I suoi cinque figli vivono tutti fuori Napoli, alcuni in qualche regione del nord, altri in Svizzera. Ma quando possono, soprattutto a Natale, si riuniscono ancora in quel piccolo immobile di Vico Petrillo, dove vi sono ancora antichi strumenti di lavoro di don Mario.
Ma ciò che si ripete ancora oggi è un’antica usanza di don Mario. Il tutto iniziò nell’Epifania del 1981. Alcuni mesi prima, il terremoto dell’Irpinia aveva costretto molte famiglie a dormire in strada, riscaldate da un fuoco e a dormire in auto per molte settimane. In quell’occasione, don Mario decise di regalare le sue ciociole a tutte quelle famiglie, cercando nel limite del possibile di distrarle da quel freddo gelido. Ed è così che ogni 5 gennaio da allora, don Mario distribuiva le sue ciociole tra le famiglie più povere del quartiere. Ma ciò che colpisce di più è che se pur da qualche settimana don Mario ci ha lasciati, ieri quella usanza si è rinnovata, sono stati i suoi sei nipoti, che, seppur adolescenti, hanno continuato quella tradizione del nonno.
Don Mario rappresenta quanto sia importante insegnare le buone tradizioni alle nuove generazioni, affinché queste si ripetano per sempre, rendendo appunto questa città unica e immortale.
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