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Tina, la venditrice di numeri all’ufficio postale di Napoli

Case popolari real albergo dei poveri

Ho appena lasciato la signora Assunta, per tutti Tina la postina, oggi 95enne, ha ancora tutti i denti, e come ama precisare lei, li ha ancora tutti perché li ha sempre tenuti ben stretti durante la sua vita.

Abita in una delle tante piccole “case” nella zona di Materdei, che un tempo il Real Albergo dei Poveri assegnava alle persone più bisognose. Oggi ne restano poche e pochissime come quelle di Tina portano ancora l’antica insegna.

Una vita la sua, che racconta tutto l’ingegno e l’arte di arrangiarsi tipica di noi partenopei. Quel suo soprannome, “La postina” nasconde uno dei tanti mestieri inventati e portati avanti per tenere ben salda e al sicuro la famiglia. Grazie a quella sua intuizione al limite del legale, Tina ha consentito ai suoi due figli Arturo e Imma di laurearsi.

Il primo Arturo è un odontotecnico ormai affermato, Imma invece è casalinga a tempo piano da quando è diventata mamma, ma per anni ha lavorato come commessa nei negozi, oggi scomparsi della UPIM e Rinascente di Napoli.

Un sorriso unico quello di Tina la postina, così come quel suo mestiere inventato agli inizi degli anni ‘80 pochi giorni dopo la morte del suo giovane marito in uno dei tanti cantieri edili a nero della città.

Tina giovane sposa con due figli piccoli, senza marito si inventò quel mestiere un pomeriggio d’Agosto, venditrice di numeri per accedere all’ufficio postale, uno dei più frequentati della città di Napoli.

Quel soprannome “la postina” acquisito in anni di “servizio”, presso uno degli uffici postali nei pressi dell’allora tribunale di Napoli, quando ancora tutto si svolgeva nella centrale Porta Capuana.

Ogni mattina alle 6.00 in punto si recava presso l’ufficio postale, era la prima ogni mattina, prelevava tutti i numeri dal numeratore esterno e ne gestiva con maestria l’emissione verso i clienti.

Chi arrivava anche alle 6 e un minuto, trovava tutti i numeri terminati, ed è così che Tina, garantiva l’accesso fornendo uno dei numeri in suo possesso in cambio di qualche lira.

Per 10 lire si potevano avere numeri dal 150 in su, per 20 lire, dal 70 e per 100 lire, si poteva sperare di avere un numero dal 50 in giù.

Un tariffario preciso quello scelto di Tina, quei 200 numeri al giorno potevano garantirle 6000 lire al giorno, 120.000 lire al mese un importo che a metà degli anni ‘90 le hanno fruttato oltre 800.000 lire al mese.

Era una istituzione Tina, con l’animo così buono da gestire numeri “vasci” per gli anziani e per le donne in dolce attesa. Era un suo modo per avvantaggiare chi non deambulava o per chi aveva neonati a seguito.

Tina mi racconta degli “abbonamenti” pagati regolamene da avvocati e notai per “prelazionare” numeri a loro favore ogni giorno. Ed è per questo che i numeri dal 10 al 50 erano spesso riservati a loro. L’avvocato Tarcisio, ricorda le pagava 15.000 lire al mese per garantirsi i numeri dall’1 al 20.

Una volta ricorda, arrivò un giovane ragazzo dal Niger, uno dei primi migranti che arrivava qui nella nostra città. Non aveva soldi con se, spiegò a Tina che doveva inviare 3000 lire alla sua famiglia, erano mesi duri, da pochi giorni il terremoto dell’Irpinia aveva peggiorato il già precario equilibrio sociale della città. Ed è così che Tina regalò per l’occasione uno dei primi numeri a quel giovane che con timidezza stava superando ogni reticenza e i primi segnali di razzismo.

Per anni quel giovane nigeriano ha potuto intuire il grande cuore dei napoletani, ogni mese era lì in quell’ufficio postale per aiutare la sua famiglia lontana, fino al 1995, mi racconta Tina, quando una mattina Asabe, così si chiamava quel giovane nigeriano, si presentò con tutta la famiglia, moglie e i suoi tre piccoli figli, aveva scelto di stabilirsi con loro a Napoli, una città di cui si è profondamente innamorato. Ed è così che da allora ancora oggi quel giovane Nigeriano ogni tanto torna per salutare l’anziana Tina.

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Luoghi e nomi diversi, ma intrecciati in personaggi e storie della città di #Napoli, realmente vissute ed esistenti.

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