La storia del signor Antonio, l’origine del nome portualli e di vico Paradisiello

La storia del signor Antonio, l’origine del nome portualli e di vico Paradisiello

Pochi conoscono una delle zone più antiche e mozzafiato della città di Napoli, Vico Paradisiello e la vicina Salita del Moiariello, la scoprì qualche anno fa in visita dai coniugi De Martino, ultimi rimasti di una antica dinastia di produttori di frutta e verdura, tra i più famosi della città di Napoli.

Ascoltavo con piacere le storie del sig. Antonio De Martino se pur 88enne, di buon ora raccoglieva la frutta della sua terra, per venderla nel vicino borgo di Sant’Antonio Abate uno dei mercati più famosi di Napoli, in piena Porta Capuana.

Per anni, come suo padre e prima ancora come suo nonno, ogni giorno con l’aiuto di sua moglie Maria raccoglieva in tre grandi ceste i frutti migliori, famosi erano le sue arance nel periodo invernale e le sue particolari pesche note a tutti come percoche nel periodo estivo.

Fu proprio il sig. Antonio nel raccontarmi la tante storie che uniscono Vico Paradisiello una delle strade più caratteristiche di Napoli ma poco conosciute, che un tempo conduceva fin sopra Capodimonte partendo da Via Foria.

Ancora oggi Vico Paradisiello è lì come un tempo, tutto si è fermato, solo l’incuria ne ha ridotto il passaggio, ma buona parte si percorre così come un tempo.

La famiglia De Martino per secoli hanno coltivato la migliore frutta e verdura della città di Napoli, prima che il tempo e l’edilizia cancellasse ogni traccia.

Ancora oggi chi vuole ripercorrere il tragitto che ogni mattina per 75 anni ha percorso il buon Antonio può farlo, partendo proprio da Via Foria e precisamente dai noti “ ‘A Figlia d”o Marenaro” o “Corrado”, entrambi famosi per le loro zuppe di pesce.

E’ possibile salire via Mario Tenore in direzione dell’imponente chiesa di Santa Maria degli Angeli alle croci, per poi prosegue per via Veterinaria e in fine salire su per il magnifico Moariello fino a Capodimonte, in una Napoli ancora oggi incredibilmente immutata nei secoli.

Già dall’età di 15 anni, il piccolo Antonio con sua padre alle 5 in punto, raccoglieva in tre grandi ceste i frutti di stagione, percoche, fragole, arance. Poi una volta riempite giù a piedi da Vico Paradisiello fino al vicino borgo di Sant’Antonio Abate.

Fu proprio Antonio qualche anno fa nel raccontarmi le tante storie che suo padre durante la faticosa risalita fino a casa raccontava. Tra le più curiose vi è l’origine della termine “portuallo” la nostra “arancia” ancora oggi termine molto utilizzato qui a Napoli.

L’origine del nome non è certa ma le storie che suo padre raccontava erano ben tre.

Aveva saputo da un suo affezionato cliente, il Prof. De Rosa, l’origine francese del termine. Sembra infatti che durante la dominazione francese, venisse regalato al povero popolo partenopeo delle arance, ripetendo “per te” in francese. Ed è così che nel tempo quel “pour toi!”, divenne “Portuà”.

Mentre un suo amico marinaio faceva risalire il nome al porto di Napoli e precisamente dai “Portuali” che portavano dal porto fino ai mercati le arance appena sbarcate.

Ma suo padre pur non sapendo leggere e scrivere, ripeteva, forse per affetto, la vera origine Greca e precisamente dal “portokalia” appunto, arancia nella lingua greca.

Ed è proprio per questo che Napoli non è sola, anche in altre città con una storia millenaria come la nostra l’arancia viene ancora oggi chiamata, se pur con piccole variazioni “purtuall”.

Ricordo ancora i lunghi pomeriggi trascorsi con il sig. Antonio e sua moglie e spesso penso che questa città racchiuda cultura, storie e usanze millenarie che la rendono unica e irripetibile nel mondo.

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Storie verisimili della città di Napoli n. 59: La storia del signor Antonio, l’origine del nome portualli e di vico Paradisiello

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Foto di Velia Cammarano

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