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Il Ponte della Sanità e le sue infinite storie

Ponte della Sanità Maddalena Cerasuolo Napoli

Mi fermo spesso qui nei pressi di uno dei quattro ascensori pubblici della città di Napoli che da via Santa Teresa degli Scalzi porta giù nel quartiere Stella nel bel mezzo del rione Sanità, proprio qui quello che per noi napoletani è soltanto il “ponte della Sanità”, ho appena salutato Gennaro, un nome non casuale il suo, partenopeo nel nome e nell’animo, come tanti, ma non tutti in questa città. Gennaro gestisce con suo fratello una delle tante storiche salumerie del quartiere che qui lungo via Santa Teresa degli Scalzi si tramandano da padre in figlio per generazioni.

Da anni Gennaro ogni sera prima di chiudere bottega, raccoglie quanto di poco è rimasto, l’ultimo pezzo di pane, uno o due litri di latte prossimi alla scadenza, una manciata di legumi, un po’ di affettati che toglie via ogni tanto ad insaputa di qualche cliente polemico. Di tutti questi prodotti, ne fa un elegante pacchetto e dopo la chiusura, stanco della giornata si appresta a fare la sua consueta consegna, ogni sera, ogni giorno. Ripercorre quel tratto di strada che per noi tutti è il Ponte della Sanità, costruito durante il decennio francese per volere di Gioacchino Murat per collegare l’attuale Piazza del Plebiscito, a quei tempi chiamata Largo di Palazzo con la tenuta di Capodimonte. Proprio quel ponte, da cui si gode una magnifica vista della città, Gennaro percorre l’esatto tragitto che nel 1943 una eroica Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia, una delle nostre tante eroine delle quattro giornate, ha percorso lanciando l’allarme ai ribelli affinché liberassero quel ponte dalle potenti mine che i tedeschi avevano appena posizionato.

Si è proprio così, il percorso che fa Gennaro ogni sera è lo stesso e identico di quello che “Maddalena Cerasuolo” ha percorso di corsa giù fino alla Sanità.

Ma Gennaro continua ancora per qualche metro, fino ad arrivare al civico 30, qui vi abitano da sempre le sorelle De Rosa, ormai anziane, 93 anni lei, 96 l’altra, vivono incredibilmente ancora di taglio e cucito, pochi aggiusti di sartoria, ma vivono soprattutto di ricordi ed è Gennaro che ogni sera ascolta le loro storie di quei giorni, tra le tante a cui è più affezionato è quella dei carri armati Tigre, pronti a sparare sui napoletani, ma fu proprio grazie alle gesta di Maddalena e di suo cugino Gennaro Capuozzo appena undicenne che si evitò il peggio.

Si proprio quel Gennaro Capuozzo appena undicenne che da lì a poco sarà colpito a morte sul terrazzo dell’Istituto delle “Pie Madri Filippini”, una delle nostre medaglie d’oro al Valore Militare. Ed è così che Gennaro ogni sera percorre quel ponte, oggi chiamato Ponte Maddalena Cerasuolo, per ascoltare i racconti delle due sorelle, non vuole dimenticare la storia, non vuole dimenticare chi ci ha resi liberi, unici, primi in Europa nel liberarci dagli oppressori.

Quel gesto che compie Gennaro ogni sera è il suo grazie a chi ci ha reso città Medaglia d’Oro ed oggi non c’è più.

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Luoghi e nomi diversi, ma intrecciati in personaggi e storie della città di #Napoli, realmente vissute ed esistenti. Foto mia

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