E’ sempre sporco di grasso il signor Alberto, oggi settantenne, conosciuto come “il saracino” qui nel quartiere, è tra gli ultimi, storici lubrificatori di saracinesche della città di Napoli.
Quel soprannome, “il saracino”, in realtà apparteneva a suo nonno, Antonio, che esercitava fin da piccolo l’antico mestiere di lubrificare le pesanti saracinesche dei negozi, nome che proviene proprio dagli antichi sistemi di protezione che si usavano per difendersi dai saraceni. Un lavoro antico quindi quello di Alberto, il padre Luigi e suo nonno Antonio, hanno negli anni tirato su generazioni di figli grazie a questo lavoro, senza mai perdersi nel malaffare.
Oggi Alberto e sua moglie Nunzia sono molto conosciuti qui in Vico Pontenuovo, in quella parte della città di Napoli che un tempo era chiamata zona di Ponte Nuovo.
Proprio qui incontro ancora spesso il signor Alberto, ha ritmi precisi, gli stessi di suo padre Luigi e di suo nonno Antonio, alle 7 in punto è già al vicino mercato del Borgo di Sant’Antonio Abate per le faccende domestiche, alle 11.00 inizia il suo storico giro nei tanti negozi di Via Foria, Corso Garibaldi e di tutte quelle miriade di traverse che ospitano una qualunque attività commerciale, da ingrassare e lubrificare.
Ed è proprio lui che mi racconta le tante storie, raccontate da suo nonno e da suo padre, spesso proprio mentre con maestria olia le pesanti lamiere che chiudono i negozi del quartiere.
Proprio qui a ridosso di Via Foria, vi insistono due teatri storci della città di Napoli, proprio a pochi passi da casa sua, oggi sono teatri attivi e conosciuti come teatro Totò e teatro San Ferdinando.
Proprio su quest’ultimo ricorda le tante vicende raccontante da suo nonno Antonio, lui che fin da piccolo ha visto proprio il San Ferdinando chiudere più volte. Suo nonno Antonio, ebbe la fortuna di conoscere qui il grande Eduardo Scarpetta, una mattina d’estate, proprio mentre era intento nel lubrificare quelle importanti porte d’accesso alla cultura.
Suo nonno Antonio gli raccontava anche quando agli inizi del ‘900 quel magnifico teatro divenne il “Cinema Teatro Principe”, lui Antonio, che pur avendo studiato poco, vedeva in quella trasformazione da teatro a cinema, una occasione persa per il quartiere.
E gli raccontò anche quando il mattino del 3 settembre 1943 le bombe distrussero proprio quel teatro, una delle sue maggiori fonti di guadagno, che ripresero qualche anno dopo, grazie ad Eduardo De Filippo che acquistò quel teatro nel 1948, che però non ebbe mai fortuna, chiudendo definitivamente nel 1961.Oggi Alberto racconta queste storie e tante altre, spesso proprio mentre olia quelle porte del Teatro San Ferdinando da qualche anno nuovamente attivo, storie che vale la pena ricordare, perché Alberto “il saracino” conosce ogni storia, ogni intreccio di questa città, raccolta e catturata in quei pochi attimi di lavoro.
Ed è ai tanti Antonio, Luigi e Alberto, umili lavoratori di questa città, che dovremmo essere grati, dinastie che hanno sofferto e vinto la povertà, senza mai perdersi, mantenendo la loro immensa dignità.
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