Mi fermo ogni volta ad osservare quella insolita illuminazione del pontile artificiale che collega la terra ferma con l’isolotto di Megaride che vi ospita da tempo immemore il Castel dell’Ovo.
Già perché pochi sanno che quell’enorme Castello non fu costruito sulla terra ferma ma su un isolotto, posizionato li per difendere la città di Partenope, nome che fu dato alla città di Napoli proprio dai greci, la cui leggenda vuole avessero trovato proprio incastrata tra gli scogli dell’isolotto di Megaride la sirena Partenope, dopo essere stata sconfitta dal dolore per non aver fermato il prode Ulisse e il suo equipaggio.
Ma pochi conoscono una storia più moderna, allo stesso modo romantica e unica, quella della illuminazione a gas di quel pontile e del Sig. Roberto, addetto alla manutenzione dei romantici lampioni fin dal 1985.
Pochi sanno che nel 1985 si decise di dare nuovo lustro alla città, riattivando la pubblica illuminazione a gas in alcune strade centrali, ricordando così al mondo intero che Napoli è stata la prima città d’Italia ad avere una illuminazione pubblica a gas, terza in Europa, vanto dei Borboni.
Così nel 1985 si decise si installare un impianto di illuminazione a gas sui 38 candelabri in bronzo che circondano quel camminamento dalla terra ferma fino al Castel dell’Ovo. Per oltre 28 anni la manutenzione è stata affidata ad un operaio andato in pensione pochi mesi prima del 2013.
Il Sig. Roberto, detto “il focaio”, lo conobbi solo qualche mese prima che andasse in pensione, una notte d’estate, proprio su quel pontile con sua moglie.
Mi disse che tornava spesso, proprio li dove per anni aveva acceso quelle fiammelle, intervenendo con maestria ogni volta l’accessione a gas automatica stentava.
Quel soprannome “il Focaio” gli fu dato dalla “pietra focaia”, quella particolare pietra presente anche nei comuni accendini che produce una scintilla necessaria ad accendere la fiammella.
Ricordo quando il 14 agosto del 2013 giorno in cui per motivi normativi e di sicurezza si è dovuti ritornare all’attuale illuminazione elettrica, fu proprio “il Focaio” per mesi e mesi di notte ad indicare nelle tante prove la precisa colorazione che le nuove lampade elettriche avrebbero dovuto emettere.
Dal 2013 ad oggi sono cambiate tante cose, qualche sera passando qui vedo ancora Roberto “il Focaio” con sua moglie fermi li, appoggiati su quel muretto che da secoli regala momenti indimenticabili, ad una giovane coppia di fidanzati, ai turisti che si fermano increduli di tanto splendore e immagino le mille storie d’amore illuminate dal sig. Roberto con il suo lavoro e la sua passione.
Penso e ripenso a quanto sia unica Napoli, dove qui per anni quel gas ha illuminato e riscaldato amori, oggi in un’altra parte del mondo quello stesso gas produce guerra.
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Storie verosimili della città di Napoli n. 49: La curiosa illuminazione del pontile del Castel dell’Ovo
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