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Il mercato della Pignasecca e i soprannomi del sig. Antonio

Pignasecca Napoli

Ho appena accompagnato a casa il signor Antonio, uno dei tanti abitanti della Pignasecca, uno dei mercati più colorati e vivi del centro storico, da anni in pensione, lavorava al vicino “Pellegrini”, uno degli ospedali storici della città di Napoli. Avrà fatto nascere in questo ospedale buona parte di noi napoletani, appena laureato, nel suo primo anno, ripete spesso, ha fatto nascere oltre 300 “giovani promesse della città di Napoli”. É così che chiama ancora un neonato, chiunque non abbia ancora superato la soglia dei 4 anni.

Antonio ha una sua teoria, tutti i bambini sono uguali, di qualunque paese, razza o sesso, tutti nascono allo steso modo, uguale è il loro primo pianto, stupendo è il loro primo sorriso. Potenzialmente sono “giovani promesse”, potenziali eroi della nostra vita che in un modo o nell’altro sapranno distinguersi per spiccate capacità.

Li conosce tutti i nati nella sua Pignasecca e tutti hanno una storia. Mi indica uno ragazzo sulla trentina, alto magro, cappellino, sta servendo una anziana del quartiere, lo indica e mi dice, lui si chiama ‘O luong. Quando è nato era già così alto, all’ età di 2 anni ricordava i numeri a memoria, all’età di 5 a scuola il primo della classe.

La vita con lui è stata sempre dura, ma non si è mai arreso. Ha scelto di restare vicino sua madre, rimasta vedova troppo presto, rinunciando agli studi per portare avanti l’attività del padre, che da anni gestiva un piccolo negozio di olive.

Le migliori di Napoli, le più grandi e gustose della Pignasecca. Faccio per prendere quelle sue buste pesanti della spesa, quando mi ferma con un gesto e mi indica più dietro una donna sulla settantina intenta nel controllare miriadi di ceste stracolme di abiti di ogni genere. Ecco lei è Assunta, con suo marito Arturo gestisce quel negozio di vestiti, il loro cognome è Russo, ma qui da sempre sono chiamati Tutto 1000 lire.

Ricordo piccola Assunta, appena 16 anni, arrivò in ospedale con forti dolori addominali con i genitori impauriti per quel dolore che durava da troppi giorni. Poi si ferma le si avvicina e guardandola negli occhi continua. Abbiamo pianto insieme quella sera, lei dava al mondo il suo primo figlio, affidandomi il compito di spiegare ai genitori quello strano malessere. Da quel primo figlio l’allora piccola Assunta e il giovane Arturo non si sono più fermati un attimo. Poi si allontana da Assunta, guarda suo marito Arturo oggi ottantenne ancora capace di gridare forte come all’ora sulla qualità dei suoi vestiti e mi indica una alla volta i nomi Alberto, Marco, Gennaro, Luigi, Ciro, Mario, Vincenzo poi prende un po’ di fiato e.. Maria! E come da copione Arturo risponde: Antonio ma io volevo la femmina dopo 7 maschi! Li vedi tutti e otto i figli dei Russo, intenti ora nel servire un passante, ora cambiando un articolo, ora riempiendo le cesta con altri articoli. Li conosce proprio tutti Antonio, così come la storia di Carmela, che gestisce uno dei panifici più antichi della Pignasecca.

Tutti i suoi tre figli Natalino, Pasquale e Sabatino, sono venuti al mondo grazie alle sue preziosi mani, ricorda la giovane Carmela appena arrivata in ospedale con l’allora giovane marito Luigi, impaurita, tremante il 25 dicembre del ’62, un parto non semplice ma che alla fine si risolse per il meglio. Quel primo figlio venne così chiamato Natalino, un nome scelto per trovare pace tra i due nonni sull’ attribuzione del nome. L’ altro Pasquale vide la luce domenica 29 Marzo del ’64, era una bellissima domenica di Pasqua guarda caso era il turno di Antonio. Anche li la diatriba fu subito risolta, il nome non poteva che essere, Pasquale. Per il terzo, Sabatino, Antonio mentre sta mettendo quelle pesanti spese nel paniere che intanto la moglie ha abbassato, mi guarda e con un sorriso, si… era sabato e non era nemmeno il mio turno, ma non potevo mancare. Poi come ogni regola non scritta, ma che qui a Napoli è legge, la moglie di Antonio dopo aver controllato la spesa, gli abbassa nuovamente il paniere con un foglietto in cui ha scritto: Le arance ho detto, non i mandarini e il prosciutto per tuo nipote!

Ed è così che Antonio sorridendo, guarda sua moglie ancora affacciata al balcone, poi bacia quel foglietto e si rimette in circolo in quel mercato, indicandomi nomi, date di nascita, storie che qui da noi non hanno mai fine.

Luoghi e nomi diversi, ma intrecciati in personaggi e storie della città di Napoli, realmente vissute ed esistenti.

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Foto di @veliacammarano

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