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Ciro il sarto cieco di Vico Cinquesanti

Vico Cinquesanti, Napoli

Lo incontro sempre qui il signor Ciro, da tutti detto Cruna, cieco dalla nascita. Il padre Luigi aveva una piccola bottega, una delle tante sartorie nate nel dopoguerra, proprio qui su vico Cinquesanti, una delle strade più caratteristiche dei Tribunali, che sbuca su via dell’Anticaglia.

Cruna, ha vissuto una vita in quella piccola bottega, tra stoffe da cucire, abiti su misura da confezionare e aggiusti di sarto ora ad un pantalone, ad una gonna o per una toppa.

Cruna non ha mai fatto un solo giorno di scuola, nato nel ‘37 ricorda bene gli stenti e la fame per la grande guerra, lui che ripete spesso, quelle bombe le ha solo sentite bene, ma sapeva anche riconoscere il silenzio di chi non c’era più dopo ogni bombardamento.

Ed è così che subito dopo la guerra suo padre Luigi, in quella piccola bottega in Vico Cinquesanti decide di aprire una sartoria con sua mamma Luisa. Piccoli aggiusti da fare ai cappotti dei nobili de Blasio, residenti un po’ più avanti al civico 30, qualche camicia da rattoppare agli alleati ancora in città. Lui nato cieco dalla nascita ha vissuto una vita in quella bottega, ne conosceva spazi, luoghi, e movimenti. All’età di 8 anni era lui che sapeva “montare un ago” in pochi secondi. Far passare il cotone all’intero della cruna era diventato nel tempo la sua principale abilità. Proprio quella abilità lo resero famoso in tutto il quartiere assegnandogli quel soprannome che porterà con se per tutta la vita, Ciro Brancaccio detto Cruna.

All’età di 12 anni, era diventato la mascotte dei soldati americani, che da lui si facevano rinforzare le cuciture sui loro zaini, erano di Cruna le pieghe dei pantaloni magistralmente cucite per chi quei pantaloni li aveva trovati usati al mercato di Resina, venduti a poco prezzo a chi per la guerra aveva perso tutto.

Lui che pur essendo cieco, comprendeva dalle parole e dal modo in cui venivano pronunciate, lo stile desiderato dai suoi clienti ad ogni abito richiesto.

Fu così che a soli 16 anni, con l’aiuto di sua madre cucì su misura l’abito di Alberigo, suo amico di infanzia scappato da Napoli subito dopo la guerra, ma ritornato nella sua città per qualche giorno affinché fosse proprio Cruna colui che gli confezionasse il suo abito da sposo.

Per anni Cruna ha magistralmente confezionato abiti, grazie al prezioso aiuto di sua madre.

Rimasto solo, ha abbandonato l’idea di preparare abiti, non tanto per la perdita di chi lo guidava nei movimenti più difficili, ma come dice lui: sopraffatto dal consumismo. Oggi lo incontro spesso qui in vico Cinquesanti, affacciato in quella che qui a Napoli è una delle tante edicole di quartiere, che unisce le storie di decine e decine di napoletani, ricordati dai loro cari con foto, oggetti appartenuti ad un fratello andato via troppo presto o un genitore mai conosciuto. Ed è qui che Cruna, ancora così oggi viene chiamato, saluta i suoi genitori ogni mattina, due foto ne ricordano il sorriso da giovani sposi, adagiate su un elegante merletto bianco, uno dei suoi primi lavori all’uncinetto.

Oggi non lavora più, si gode la sua meritata pausa, in attesa che ancora qualcuno come me, passi da lui, per una piega da rifare o per una cucitura da rinforzare.

E’ la magia di questa città, storie che sembrano inverosimili, ma che in realtà nascondo quanto di più vero possa esserci.

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Luoghi e nomi diversi, ma intrecciati in personaggi e storie della città di Napoli, realmente vissute ed esistenti.

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