In via dell’Anticaglia al civico 12, proprio nel bel mezzo di quello che un tempo era un antico teatro romano, vi lavorano Carmine Cervone e suo padre Giuseppe, probabilmente gli ultimi due tipografi, in attività, della città di Napoli.
Carmine, ha sulla quarantina, lo ricordi per l’odore della carta rigorosamente di Amalfi, su cui lo trovi piegato ogni giorno tra le macchie di inchiostro che costantemente spennella sulle sue macchine di stampa del secolo scorso.
Il padre Giuseppe lo si ricorda, invece, per l’odore di caffè, è sempre lui che dopo aver scambiato le prime parole, tra una attenta rilegatura di qualche libro ed un sorriso, offre sempre il caffè a qualunque ora del giorno.
Non c’è napoletano che non si sia fermato qui almeno una volta, proprio qui dove anche il tempo ha scelto di sostare.
E’ conosciuto come il più piccolo museo al mondo dell’arte tipografica, vi sono in pochi metri quadrati, presse, tavole in piombo pregiatissimo, rulli di carta, barattoli di inchiostro, stampe tipografiche di un tempo che hanno reso Napoli famosa nel mondo.
Chi entra qui, rivede le gesta dei due onesti falsari interpretati da Totò e Peppino o quelle di antichi e infaticabili tipografi che hanno avuto il merito di diffondere la cultura negli anni, tra polvere di piombo e inchiostro tossico. Senza il loro sacrificio oggi non avremmo avuto alcuna democrazia. Chiunque entri, come eterni bambini, resta incantato al solo rumore prodotto da quei macchinari con oltre un secolo di vita, ancora oggi, mostrano tutta la loro potenza anche davanti ai più avanzati computer.
Ogni volta che passo di qui, osservo quelle tavole di piombo tanto pesanti quanto affascinanti che racchiudono i canti della “Divina Commedia”, l’impresa più grande di Carmine e di suo padre Giuseppe. Da alcuni anni il loro sogno è stampare 100 copie di quest’opera, tanto complessa quanto famosa, che possa unire l’antica tradizione della città di Napoli con la sua carta pregiata proveniente da Amalfi a Dante, il padre della nostra lingua.
Ed è così che oggi, ho deciso di contribuire nell’impresa, seguendo i tanti hanno già dato un aiuto affinché questo piccolo museo possa crescere, affinché questo traguardo possa essere portato avanti nel più breve tempo possibile. E intanto che Carmine e Giuseppe portano avanti la loro battaglia, io resto affascinato da questo luogo, in attesa di ricevere, appena sarà pronta, il primo canto di quest’opera lunga e imponente, che come spesso accade, rinasce proprio qui, proprio da Napoli.
Storie vere della città di Napoli n. 26






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