Vico dei Panettieri è uno dei vicoli più stretti della città di Napoli, è uno dei tanti vicoletti che unisce via dei Tribunali con Via San Biagio dei Librai.
La domenica, proprio qui, in questo vicolo così stretto dove le auto non hanno mai osato transitare, si uniscono due profumi paradisiaci, giusto al centro, nella parte più stretta.
Sono i profumi che provengono dalla cucina della famiglia Porzio, si riconoscono perché sono quegli stessi odori del ragù che tanto ricordano quelli dei nostri nonni, fatti con la ricetta di un tempo, quell’odore che ti trasporta indietro negli anni.
Nello stesso punto, si amalgama l’odore della pasta a forno della famiglia Ragone, ricetta della nonna, rigorosamente imbottito di ogni bene, così da oltre 30 anni ogni domenica.
I Porzio, quelli del ragù, vivono in quel vicolo da generazioni, precisamente al civico numero 30, uno dei bassi più antichi della città, oggi ospita la signora Rosa e suo marito Ciro entrambi settantenni.
I loro due figli Franco e Mario vivono da qualche anno con le rispettive consorti in provincia. Ma la domenica quel basso li riunisce tutti nuovamente, sempre più numerosi e rumorosi, da qualche anno si ascoltano anche le grida dei vivaci nipotini.
Al civico 32 poco più avanti, abitano i Ragone, quelli della pasta a forno, con il capofamiglia Roberto marito della signora Anna. Oggi hanno in visita i loro tre figli con le proprie mogli e due pargoli tanto piccoli che quel basso deve apparire enorme ai loro occhi. Spazi risicati, ma la tradizione non cede a nessun compromesso da queste parti.
Ma la vera magia che pochi conoscono è quanto accade proprio di fronte a quelle due famiglie, è così ogni domenica da generazioni, si perché proprio di fronte alle due famiglie vivono da tempo due anziani ma arzilli coniugi, lì da tempo immemore, sono i coniugi Esposito, lui Luigi ex ragioniere sempre elegante e sorridente e la moglie Imma, arzilla e con gli occhi pieni di luce, rispettivamente 94 anni lui e 92 lei, sposi da oltre 70 anni, non hanno mai avuto figli.
Ogni domenica quella anziana coppia, tiene pulito e infiorato lo spazio antistante la chiesa di Santa Maria della Stella alle Paparelle. Un nome curioso certo, che il sig. Luigi spiega ogni volta in modo divino l’origine di quel toponimo “Paparelle” proveniente dal cognome della fondatrice del conservatorio che lì nacque nel 1500, appunto da Lucia Paparo, così che le suore furono chiamate “paparelle” e di conseguenza la chiesa divenne “alle Paparelle” chiusa ormai da anni.
Ed è così che come ogni domenica tanto i Porzio quanto i Ragone preparano quel tanto in più di pasta al forno e di ragù da donare a quei due anziani che soli ma uniti nel loro amore, trascorrono la loro domenica.
E come tutte le domeniche in quel vicolo, come in tanti altri della città, gli odori, le parole, i silenzi si fondono in una unica grande famiglia, dove il dono diventa segno caratteristico di questa città.
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