Ho appena salutato Carmela, abita a pochi metri da Vico Santa Luciella, dove al civico 5, vi sorge dal 1300 l’omonima chiesa proprio vicino la più conosciuta chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, a pochi passi da San Biagio dei Librai.
Come tante, troppe chiese della nostra città, anche quella di Santa Luciella fu chiusa pochi giorni dopo il terribile terremoto dell’80, per oltre quaranta anni, Carmela la vedevi pregare ogni sabato su quelle scale di quella chiesa chiusa all’improvviso.
Da qualche anno, grazie al certosino, tenace e duro lavoro di giovani ragazzi, la chiesa è stata riaperta, ed è così che Concettina può ritornare nuovamente a parlare con suo marito Alberto.
Una storia particolare quella di Concettina, suo marito Alberto, la lasciò giovane mamma qualche settimana dopo aver visto nascere il suo secondo figlio. Perse la vita durante una difficile lavorazione del piperno, una roccia vulcanica tipica della Campania, resistente e solida, molto utilizzata nelle abitazioni qui di Napoli.
Alberto aveva imparato quel mestiere così faticoso da suo nonno, che a sua volta aveva appreso le basi di quel lavoro da suo padre e così via. Quel piperno che per anni aveva caratterizzato proprio la chiesa di Santa Luciella, a tal punto che per un periodo venne presa in custodia dai pipernieri, prendendo il nome di San Gioacchino e San Carlo Borromeo dei Pipernieri.
Ma ciò che rende unica la chiesa di Santa Luciella è quel “teschio con le orecchie” che da sempre richiama tutti coloro qui a Napoli vogliono parlare con un caro andato via troppo presto, quel cranio unico e raro in tutto il mondo, con quelle sue protuberanze ai lati, tanto simili alle due orecchie, sempre disponibile ad ascoltarci.
Ed è così che ogni partenopeo ha il suo giorno da dedicare a quel teschio, pronto a metterci in contatto con un nostro caro nell’aldilà. Anche Carmela, da anni, ogni sabato, proprio nel giorno in cui il marito la lasciò per sempre, si reca li, finalmente non più ferma su quelle scale, ma da qualche anno nuovamente protesa in avanti, può guardare nuovamente diritto quel teschio, la vedi stringere forte una vecchia foto di Alberto, sicura che ogni sua parola arrivi diritto al cuore di suo marito, la senti raccontare ogni passo della sua vita, della nascita dei nipoti, di questa triste epidemia e dell’amore immenso e immutato che prova per lui.
Ed è così che in millenni e per altri millenni ancora, questa città così frenetica e apparentemente distratta, scrive ogni giorno la sua storia, la diffonde nel tempo, la rende immortale, fino a trasmettere la sua enfasi anche nell’aldilà.
Storie “verosimili” della città di #Napoli n 32: Carmela e il culto del teschio con le orecchie
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